“La mia patria, una valigia” è il titolo del reading poetico di voci palestinesi contemporanee in programma sabato 24 gennaio, alle 18, alla Palazzina dei Giardini ducali, nell’ambito della mostra “Abitare il tempo” dell’artista Taysir Batniji. Ingresso gratuito, fino a esaurimento posti. Il titolo dell’iniziativa richiama i versi di Mahomud Darwish, tra i principali poeti palestinesi, che rappresentano una potente metafora contro l’esilio e la condizione di sentirsi un poeta straniero nella propria terra: "La mia patria non è una valigia, e io non sono un viaggiatore. Io sono l’amante, e la terrà è l’amato”.
Sono proprio i temi sviluppati nelle opere di Taysir Batniji che così si intrecciano in un dialogo poetico intimo e profondo con i versi di autori e autrici che sono proposti da Mariadonata Villa, in collaborazione con Sana Darghmouni, in un percorso tra le opere in mostra, attivando risonanze tra testo e immagine, memoria e presenza, quotidianità e storia collettiva.
Sono proprio i temi sviluppati nelle opere di Taysir Batniji che così si intrecciano in un dialogo poetico intimo e profondo con i versi di autori e autrici che sono proposti da Mariadonata Villa, in collaborazione con Sana Darghmouni, in un percorso tra le opere in mostra, attivando risonanze tra testo e immagine, memoria e presenza, quotidianità e storia collettiva.
Come nell’opera di Batniji, anche nella poesia le tracce minime, i frammenti e i silenzi diventano strumenti per abitare il tempo, dare forma all’assenza e restituire la complessità di un’esperienza collettiva. Il reading si configura così come un momento di ascolto e di relazione, in cui le voci poetiche amplificano e accompagnano lo sguardo, aprendo nuove possibilità di incontro con le opere in mostra.
Il reading è itinerante e si svolge in piedi, nelle sale sono messe a disposizione alcune sedute per chi ne abbia necessità.
Mariadonata Villa vive e insegna a Modena, ha pubblicato le raccolte poetiche “L’assedio” (Raffaelli, 2013) e “Verso Fogland” (Minerva, 2020) e ha tradotto molte voci importanti della poesia contemporanea di lingua inglese collaborando con diversi editori. In primavera esce, “Fire/flies”, edizioni Bored Wolves, il suo primo libro in lingua inglese. Sana Darghmouni collabora con diverse università come docente di arabo e insegna Letterature Comparate all’Università di Bologna.
Nell’immagine, l’opera “Non di solo pane vive l’uomo” che apre la mostra, con l’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che sancisce la libertà di viaggiare, di scegliere il luogo in cui vivere, la possibilità di lasciare e ritornare nel proprio Paese. Le lettere sembrano impresse nella pietra, ma in realtà si tratta di saponette di Marsiglia e quelle parole sono destinate a sciogliersi. Proprio come ci si può lavare le mani di quei diritti. Sotto, l’opera senza titolo con la valigia piena di sabbia che richiama i versi di Mahomud Darwish