Un mazzo di chiavi in vetro, a richiamare simbolicamente case che non esistono più, le serie fotografiche sulle torri militari di avvistamento, un’opera astratta realizzata rielaborando le immagini disturbate delle videochiamate con i parenti lontani. Sono solo alcuni esempi di come Taysir Batniji, uno dei più significativi artisti della diaspora palestinese, ha affrontato nel corso degli anni il tema dell’esilio. Un continuo dialogo tra due culture, dove però rimane forte il senso di appartenenza alla sua terra natale, un’identità e una memoria in cui, poeticamente, si coniugano universo pubblico e sfera privata, presenza e assenza, visibilità e invisibilità.
Fondazione Ago gli dedica dal 21 novembre la prima mostra retrospettiva in un’istituzione italiana. La mostra, dal titolo “Abitare il tempo”, sarà allestita, a cura di Daniele De Luigi, alla Palazzina dei Giardini ducali fino al 15 febbraio 2026. L’iniziativa è stata annunciata in occasione dell’appuntamento di Ago Off dedicato a “La fotografia e le tracce della storia”.
Taysir Batniji ha studiato arte all'Università Al-Najah di Nablus, in Palestina, e dal 1994 all’Accademia di Belle Arti di Bourges, in Francia, dove gli era stata assegnata una borsa di studio e dove si è diplomato nel 1997. Per anni ha vissuto e lavorato tra la Francia e la Palestina, fino a quando il blocco dei confini della Striscia di Gaza da parte di Israele ha reso quasi impossibile il ritorno nella sua terra d’origine, lasciandolo in una condizione di esilio reso ancora più drammatico dagli eventi in corso.
Nell’immagine sopra, il mazzo di chiavi in vetro: “Untitled”, 2007-14, glass bunch of keys, scale 1/1.
Sotto un ritratto dell’artista realizzato da Sophie Jaulmes, la serie sulle torri di avvistamento militari (“Watchtowers”, 2008, series of 26 black-and-white photographs, inkjet prints on paper, 50 x 40 cm, Photo: Aurélien Mole), la rielaborazione artistica delle immagini delle videochiamate (“Out of the Blue”, 2024, pastel on paper, 35,5 x 28 cm) e il testo dell’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani proposto su tavolette di sapone di Marsiglia (“Man Does not Live on Bread Alone #2”, 2012, Article 13 of the Universal Declaration of Human Rights engraved in Marseille soaps, 81 x 253 x 4 cm, Photos : Clémentine Rochet)