(1902, Chicago - 1975, Monterey)
Wynn Bullock entra in contatto con l’ambiente delle avanguardie artistiche degli anni Venti grazie ai suoi numerosi viaggi in Europa ed in particolare a Parigi. Folgorato dagli studi impressionisti e post-impressionisti sulla plasticità della luce e sulla capacità di influenzare la percezione del reale, grazie al lavoro di Man Ray e László Moholy-Nagy, scopre la passione per la fotografia.
Tornato in America, e stabilitosi in California, è l’incontro con Edward Weston a segnare un decisivo punto di svolta nel suo modo di fotografare, portando infatti Bullock verso nuovi orizzonti espressivi. Inizia a concepire la fotografia come qualcosa che va oltre l’oggetto rappresentato, un anello di comunicazione tra il mondo interiore delle idee e quello esteriore della natura. Il suo pensiero artistico, oggetto di continua rielaborazione nel corso degli anni, assume i tratti di una vera e propria filosofia, nella quale l’immagine non è che un mezzo per indagare gli aspetti più misteriosi e spirituali dell’esistenza: le sue fotografie, penetranti ed enigmatiche, sono metafore visive di idee più ampie, come il passare del tempo o l’inevitabilità della morte.