(1903, New York -1991 Providence, Rhode Island))
Il ruolo premimente che Aaron Siskind ricopre nella fotografia statunitense è dovuto non solo all’originalità del suo lavoro, capace di inserirsi a pieno titolo nella nuova scena artistica del dopoguerra, ma anche al fondamentale apporto che l’autore ha saputo dare nel campo dell’insegnamento della fotografia.
Nato da una famiglia ebrea di immigrati russi, si avvicina alla fotografia nel 1929 quando riceve come dono di nozze la sua prima fotocamera. Iscrittosi al circolo fotografico Workers Film and Photo League, tra i più attivi e prolifici di New York, trova un profondo stimolo creativo, e collabora a lavori collettivi di impianto sociale che documentano le vita quotidiana delle classe operaie, così come delle comunità più svantaggiate.
È però dagli anni quaranta che Siskind incomincia a intraprendere una radicale evoluzione artistica: comincia ad interrogarsi sul valore estetico dell’immagine, sperimentando una fotografia creativa e spontanea, priva di qualsiasi intento narrativo. I soggetti sono apparentemente insignificanti: oggetti quotidiani, muri e superfici urbane, elementi naturali, porzioni isolate di realtà che compongono un infinito universo di ricerca, un insieme di segni e forme primitive che l’autore trasforma in composizioni geometriche dalla forte valenza metaforica. Pur conservando lo stile diretto che ha contraddistinto il suo primo lavoro, le fotografie di Siskind rivelano ora un livello inesplorato di significato, proprio dell’immagine stessa, e capace di un’autonoma forza espressiva.