Silvestro Barberini

Silvestro Barberini

Maestro indiscusso della scultura funeraria cittadina

Nel 1881 un giovane scultore modenese osò sfidare il bello ideale con la cruda verità della vita. Per l'esame finale che avrebbe dovuto garantirgli una borsa di studio a Roma, Silvestro Barberini (1854-1916) presentò il suo Delirium tremens all'Accademia Atestina, scatenando uno scandalo che avrebbe segnato la sua carriera. La commissione esaminatrice lo criticò aspramente, ma Barberini aveva portato a Modena il soffio del verismo romano, la stessa rivoluzione che aveva animato gli studi anatomici del Sant'Agostino secoli prima.

Lo scultore modenese cambiò registro e aprì la ditta "Barberini sculture e marmi" divenendo il maestro indiscusso della scultura funeraria cittadina. Nel cimitero di San Cataldo creò un mondo di marmo che racconta l'evoluzione del gusto: dal verismo delle prime commissioni come il busto per la tomba Agazzotti (1884), fino alle eleganze liberty della tomba Raisini (1904) e del monumento funerario Fedrezzoni (1914).

Collaborò con altri artisti locali, realizzò il monumento a Malatesta oggi nel Palazzo dei Musei e i busti di Luigi Vaccà, Giovanni Bezzi e Suor Celeste ancora oggi presenti all'interno dell'atrio monumentale dell'ex ospedale Sant'Agostino. Quando morì nel 1916, l'amico pittore Gaetano Bellei lo ritrasse nel suo studio, circondato dalle sue terrecotte. Un omaggio postumo a chi aveva trasformato il dolore in bellezza e la pietra in poesia.

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