Nel 1903 un giovane medico modenese si laureava con lode e rimaneva affascinato da una rivoluzionaria scoperta che stava cambiando la medicina mondiale: quella dei raggi X, ad opera di Wilhelm Rontgen.
Nato a Rovereto di Modena, iniziò come assistente di Anatomia Umana Normale ma quando la stampa internazionale diffuse la scoperta di Rontgen, Balli ne rimase folgorato. Nel 1910 pubblicò il primo Saggio di anatomia descrittiva e radiografica proprio sul Bollettino della Società Medico-Chirurgica di Modena. Diresse l’Istituto di Radiologia e Terapia fisica che curò fra il 1915 e il 1919 ben 7.365 ammalati grazie anche ad un impianto ritenuto una vera eccellenza del panorama sanitario modenese.
Nel 1931 arrivò la chiamata che aspettava: la cattedra di Radiologia presso l'Università di Modena dove, un anno dopo, divenne Rettore, carica che mantenne fino al 1945. Durante il suo rettorato fece costruire la Casa dello Studente nel 1937 e nel 1940 promosse l'edificazione dell'Ospedale Policlinico che verrà inaugurato nel 1963.
Ma la sua gloria scientifica fu il monumentale Trattato di Radiologia, definito dal Journal of History of Medicine "il lavoro più esauriente mai pubblicato su questo argomento". Balli era diventato uno dei tre "padri della Radiologia italiana" insieme ad Aristide Busi di Bologna e Mario Bertolotti di Torino.
Il medico modenese che si era formato nel solco della tradizione di Ramazzini, Spallanzani e Ruffini, aveva portato Modena all'avanguardia mondiale della medicina del Novecento.