Nel 1787 l'Europa scientifica si inchinò davanti a un'opera monumentale: la Vasorum lymphaticorum corporis humani historia et ichnographia di Paolo Mascagni. Per la prima volta, qualcuno aveva mappato completamente il sistema linfatico umano, rivelando l'architettura segreta che regola la vita del nostro organismo.
Paolo Mascagni (1755-1815) si laureò in medicina nel 1778. Tra il 1777 e il 1781 condusse una ricerca rivoluzionaria: utilizzando cannule sottilissime, iniettava mercurio nei vasi linfatici di cadaveri morti per anasarca, riuscendo a evidenziare l'intera rete linfatica fino alle più esili diramazioni. Le sue scoperte furono straordinarie e L'Académie des sciences di Parigi gli assegnò un premio di 1200 lire per la sua opera, tradotta in tedesco e celebrata in tutta Europa.
Ma Mascagni non era solo anatomista: scoprì l'acido borico nei soffioni del Volterrano, individuò la "mascagnina" o "mascagnite" (sale ammoniacale composto d'acido sulfureo chiamato così in suo onore) mentre si dedicava a osservazioni di carattere geo-mineralogico e naturalistico. Le vicende politiche del 1799 lo videro coinvolto nell'amministrazione della Municipalità democratica di Siena, costringendolo a sette mesi di carcere con l'accusa di giacobinismo dopo la sconfitta delle truppe francesi.
Liberato e nominato professore a Pisa, iniziò la sua opera più ambiziosa: la Grande anatomia del corpo umano a grandezza naturale. La morte lo colse improvvisamente nel 1815 prima di completarla, ma la sua eredità scientifica aveva già cambiato per sempre la comprensione dell'organismo umano. L'Università di Modena conserva le grandi tavole anatomiche del Mascagni a colori, stampate da incisioni su rame realizzate da Antonio Serantoni, che rappresentano in forma naturale un uomo adulto alto cm. 175. Un tempo queste tavole erano conservate all'interno dei Musei anatomici nella sala a lui dedicata.