Era il 1817 quando un patrizio modenese trasformò un'accademia di letterati in un centro di eccellenza scientifica europea. In quel momento il marchese Luigi Rangoni (1775-1844) stava scrivendo una pagina fondamentale della storia culturale di Modena.
Uomo di cultura, parlava otto lingue e spaziava dalla matematica alla numismatica, dalla pittura alla filosofia. Durante l'epoca napoleonica fu deputato alla Consulta di Lione e membro del Corpo legislativo del Regno d'Italia. Ma il suo vero capolavoro fu trasformare l'antica Accademia dei Dissonanti nella Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti.
Dal 1816, avvalendosi del suo ruolo di ministro, si adoperò perché fossero elargiti i finanziamenti necessari alla Società italiana delle scienze detta dei XL, che riuniva i quaranta più eminenti scienziati italiani sotto il patronato del duca Francesco IV e con la presidenza di Paolo Ruffini. Rangoni ne fu nominato socio onorario nel 1817, ed effettivo nel 1821; alla morte di Ruffini nel 1822 ne divenne presidente a vita. Le riunioni si tenevano nella sua dimora, il Palazzo Rangoni, dell’attuale via Farini: lì raccolse una biblioteca di oltre 5.000 volumi e un medagliere di quasi 7.000 pezzi, intessendo rapporti con scienziati di tutta Europa. Nel 1875 la sede si trasferì a Roma, dove tuttora si trova.
Quando nel 1835 iniziò a perdere la vista, dettò il testamento affinché tutto il suo patrimonio culturale venisse donato all'Accademia di Scienze Lettere e Arti di Modena: il suo fondo librario costituisce ancora oggi il nucleo della biblioteca storica, mentre il suo medagliere rappresenta una delle raccolte numismatiche più importanti dell'Emilia.
Un mecenate che trasformò la passione per il sapere in eredità per la città.