Gente di Ago

Il racconto di chi eravamo e chi saremo

Ogni pietra custodisce una storia. Ogni corridoio echeggia le voci di chi, nei secoli, ha reso questo luogo un crocevia di saperi, cura e innovazione. E mentre #Ago si trasforma per diventare il cuore culturale di Modena, ecco i volti che hanno scritto la storia di queste mura.

( 1466 - 24 novembre 1530 )

Professore e coraggioso innovatore

Nell'atrio del Teatro Anatomico, il suo busto in cotto ci guarda dal 1774, quando lo scultore Sebastiano Pantanelli lo realizzò insieme a quelli di altri illustri anatomisti. E non è un caso che proprio a Jacopo Berengario sia intitolata la strada che costeggia il complesso: fu lui, nato a Carpi intorno al 1460, a rivoluzionare l'anatomia rinascimentale.

Professore all'Università di Bologna dal 1502 al 1527, fu autore delle prime illustrazioni anatomiche realizzate dal vero. Coraggioso innovatore, Berengario sfidò le teorie di Galeno basandosi sull'anatomia sensibilis - l'esperienza diretta acquisita attraverso la dissezione - sopra quella testuale. Il suo Commentaria sull'anatomia di Mondino divenne il primo testo anatomico illustrato mai stampato mentre il De fractura cranei fu il primo trattato dedicato ai traumi cranici nella storia della medicina mondiale. Fra i suoi pazienti si annoverano personaggi illustri come Giovanni dalle Bande Nere, il duca d'Urbino Lorenzo de' Medici e il Cardinale Pompeo Colonna.


( 1 agosto 1614 - 1682 )

Uno dei più grandi anatomisti del Seicento

Modena 1630, estate della peste. Un giovane di appena sedici anni osserva i "decorsi atroci" dell'epidemia che sta devastando la sua città: un’esperienza che segnerà per sempre Cecilio Folli, destinato a diventare uno dei più grandi anatomisti del Seicento.

Rimasto orfano del padre Ercole, caduto nella guerra di Gradisca al servizio della Serenissima, fu cresciuto dallo zio Giambattista, illustre medico e protomedico della Sanita veneziana. Quando nel 1630 la peste colpì Venezia, il giovane Cecilio coadiuvò lo zio scrivendo una "accurata relazione sulla diffusione e gravita del contagio" che divenne documento prezioso per gli studi epidemiologici.

Laureatosi in filosofia e medicina a Padova, nel 1636 fu eletto pubblico anatomico a Venezia. Nel 1639, a soli 25 anni, pubblicò il rivoluzionario Sanguinis a dextro in sinistrum cordis ventriculum defluentis facilis reperta via, studiando la circolazione sanguigna e analizzando una malformazione cardiaca causata dalla mancata chiusura del foro di Botallo.

La sua scoperta più celebre arrivo nel 1645 con Nova auris internae delineatio: uno studio dell'orecchio medio che rivelò il "processo del Folli", l'apofisi anteriore del martello. La precisione delle sue descrizioni anatomiche stupì l'Europa e gli valse la stima di Thomas Bartholin, il grande anatomista danese. Curiosità: il Folli si fece promotore di un'importante iniziativa pubblica, ossia la costruzione a Venezia di un teatro anatomico sul modello di quello padovano.


( 4 ottobre 1633 - 5 novembre 1714 )

Medico, scienziato e scrittore italiano

Padre della medicina del lavoro, arrivò a Modena nel 1671 come medico di corte del duca Francesco II. Insegnò medicina teorica e pratica rivoluzionando l'approccio alla salute pubblica con la sua monumentale opera De morbis artificum diatriba, il primo trattato sistematico sulle malattie professionali.

Fu uomo di scienza e umanità, tra i primi a occuparsi delle condizioni di salute dei lavoratori e dei più poveri, anticipando di secoli la medicina sociale. La sua visione ancora oggi illumina il cammino di Ago, perché la cultura sia un bene comune, un diritto di tutti, non un privilegio di pochi.


( 30 novembre 1658 - 15 febbraio 1741 )

Medico, anatomista e docente.

Il suo busto, realizzato nel 1774 dallo scultore Sebastiano Pantanelli, orna ancora oggi l'atrio del Teatro Anatomico come simbolo eterno del legame tra ricerca scientifica e didattica.

Tra i pionieri dell'anatomia moderna a Modena, Francesco Torti (1658-1741) fu medico, anatomista e docente. Nel Seicento svolgeva già lezioni pubbliche di medicina nel Teatro anatomico allora collocato all'interno del Palazzo Comunale, dove eseguiva molte dissezioni umane per le quali riceveva il plauso dell'intera cittadinanza.

Con il collega Bernardino Ramazzini, di cui vi abbiamo parlato alcune settimane fa, condivideva la carica di medico di corte. Ebbe stretti contatti con Ludovico Antonio Muratori che ne scrisse anche la biografia. Nel 1698 fu Rinaldo I ad affidargli la direzione del Teatro Anatomico appena terminato all'interno della cosiddetta Sala della spelta. Ma Torti non fu solo anatomista, la sua fama è legata alla messa a punto di un metodo di cura delle febbri malariche basato sull’utilizzo della china: nel 1712 pubblicò su questo tema l'opera Therapeutice specialis. Fu corrispondente della Royal Society di Londra e i suoi volumi furono letti da Isaac Newton. A Modena, nel piazzale a lui dedicato, è possibile riconoscere ancora oggi la sua casa natale grazie alla lapide che lo ricorda.


( 3 maggio 1661 - 18 gennaio 1730 )

Un rivoluzionario della comunicazione

Antonio Vallisneri (1661-1730), nato in Garfagnana ma cresciuto a Scandiano, fu allievo diretto di Marcello Malpighi a Bologna e poi docente all'Università di Padova per trent'anni. Con paziente dedizione e raffinata tecnica microscopica, demolì pezzo per pezzo la teoria della generazione spontanea: dai piccoli insetti ai vermi intestinali, dimostrò che ogni vita nasce da altra vita, che ogni essere ha una propria origine parentale e specifica.

Ma Vallisneri non si limitò alla medicina. Studiò i camaleonti africani e il loro mimetismo, spiegò l'origine meteorologica delle sorgenti di montagna, teorizzò l'eziologia microbica delle epidemie bovine. Nel 1709, insieme a Scipione Maffei e Apostolo Zeno, fondò il "Giornale de' letterati d'Italia" nella sua casa di Padova, creando il primo vero network scientifico della penisola.

Convinto galileiano, ruppe con la tradizione accademica del latino e scelse di scrivere le sue opere scientifiche in italiano, perché credeva che il sapere dovesse uscire dalle università per raggiungere un pubblico più ampio: un vero rivoluzionario della comunicazione che anticipò le prospettive illuministiche.


( 21 ottobre 1672 - 23 gennaio 1750 )

Il parroco dei poveri

Tra i grandi maestri che hanno ispirato la nascita del Grande Spedale degli Infermi c'è anche Lodovico Antonio Muratori, l'intellettuale che più di ogni altro ha plasmato la coscienza riformatrice di Francesco III d'Este e per cui scrisse i Rudimenti di filosofia morale per il principe ereditario, un quaderno a uso interno che rimase manoscritto fino alla pubblicazione del 1872.

La statua del Muratori, eseguita da Adeodato Malatesta, si trova dal 1853 al centro della piazza a lui dedicata lungo la via Emilia.

Nato a Vignola da una famiglia della piccola borghesia, fu bibliotecario ducale, storico, archivista e precettore del futuro duca Francesco III. Ma soprattutto fu parroco dei poveri nella chiesa di Santa Maria della Pomposa, nel quartiere più disagiato di Modena, dove nel 1720 fondò la Compagnia della Carità per assistere i bisognosi.

Dalla sua esperienza pastorale nacquero due opere che ispirarono le grandi riforme estensi: Della carità cristiana (1723) e Della pubblica felicità (1749). In questi trattati Muratori teorizzava che un buon governo dovesse costruire ponti, canali, Monti della carità, spedali per soccorso degli infermi e degl'invalidi per dare lavoro ai poveri e assistenza ai malati. Non bastava aiutare i bisognosi: bisognava eliminare le cause della povertà.

Francesco III diede poi vita a quella visione costruendo in Largo Sant'Agostino il Grande Spedale degli Infermi e il Grande Albergo dei Poveri (l'attuale Palazzo dei Musei). Muratori non vide mai completate quelle opere, ma il suo sogno di un sapere al servizio dell'umanità continua a vivere in questi luoghi.


( 2 luglio 1698 - 22 febbraio 1780 )

Duca di Modena, illuminato e riformatore

Duca di Modena, illuminato e riformatore, fu il vero artefice della rinascita culturale e sanitaria di Modena nel Settecento. Proprio a lui dobbiamo il "Grande Spedale Sant'Agostino" e fu sotto il suo impulso che nel 1773 iniziarono i lavori per il Teatro Anatomico, inaugurato nel 1775 da Antonio Scarpa. Sempre grazie a Francesco III sorse il Grande Albergo dei Poveri, l'attuale Palazzo dei Musei.

Francesco III promosse anche l'allargamento della via Emilia; la città fu sottoposta a una radicale sistemazione urbanistica culminata nella realizzazione delle celebri vie Vandelli e Giardini che unirono Modena alla Toscana.

Quanto alla promozione delle istituzioni culturali, oltre alla riorganizzazione dello Studio universitario, presente in Modena sin dal XII secolo, a lui dobbiamo l'apertura al pubblico della Biblioteca e, su richiesta, della collezione di dipinti all'interno del Palazzo Ducale, depauperata a seguito della Vendita di Dresda avvenuta nel 1746. A Francesco III si devono inoltre la Reggia di Rivalta a Reggio Emilia, i cui giardini sono stati riportati all'antico splendore nel 2025, e il Palazzo Ducale di Varese, modificato su progetto dell’architetto Giuseppe Antonio Bianchi che si occupò anche dei magnifici giardini. Il Salone d'Onore del Palazzo Estense di Varese presenta architetture illusionistiche dipinte da Lodovico Bosellini (1768-69), un grande medaglione centrale affrescato da Giovan Battista Ronchelli raffigurante Giove, Venere e Amore e, sul grande camino in marmi policromi, il ritratto di Francesco III. Governatore della Lombardia austriaca, Francesco III morì a Varese nel 1780. ll Palazzo Estense fu in seguito acquistato dal Comune di Varese per farne la sua sede.


( circa 1720-1790 )

Architetto ducale

Capo muratore e vice architetto ducale, Giuseppe Sozzi fu la mente operativa dietro la costruzione del Grande Spedale tra il 1753 e il 1758 il cui disegno fu approvato dal celebre architetto Alfonso Torreggiani di Budrio (1676-1764).

Responsabile dell'edificazione dell'Ospedale, Sozzi dimostrò straordinarie capacita tecniche nel realizzare la caratteristica forma "a tenaglia" del complesso, anticipando soluzioni architettoniche moderne che permettevano una migliore gestione degli spazi sanitari e una più efficace circolazione dell'aria. Per i suoi meriti, il duca Francesco III conferì a Giuseppe Sozzi in data 7 luglio 1754 la patente di architetto ducale.

Il suo lavoro, spesso oscurato da nomi più illustri, è stato essenziale per creare un'architettura funzionale e armoniosa che ancora oggi caratterizza gli spazi di AGO.

Grazie a Lodovico Media Library, che raccoglie il patrimonio culturale di archivi, biblioteche e musei in forma digitalizzata, si può vedere la Patente di architetto ducale concessa dal duca Francesco III d'Este a Giuseppe Sozzi in data 7 luglio 175.


( 22 novembre 1727 - 14 ottobre 1803 )

Amante delle arti e mecenate

Ultimo duca di Modena prima dell'arrivo di Napoleone nel 1796, Ercole III proseguì l'opera illuminata del padre Francesco III. Fu lui a trasformare l'Albergo dei Poveri, l'attuale Palazzo dei Musei, nell'Albergo delle Arti dove i meno abbienti potevano imparare un mestiere.

Figura semplice e bonaria, amava esprimersi in dialetto. Si oppose senza successo al matrimonio della figlia con Ferdinando d'Asburgo Lorena, 14 figlio di Maria Teresa d'Austria, imposto dal padre che legò indissolubilmente il Ducato all'Austria. Su progetto dell'architetto ducale Giuseppe Maria Soli, Ercole III promosse l'edificazione del ponte di Sant'Ambrogio sul fiume Panaro, l'edificazione della Scuola Atestina di Belle Arti e la realizzazione della nuova monumentale Porta di Sant'Agostino (1789-91) poi demolita nel 1912.

Amante delle arti e mecenate, Ercole III sostenne con convinzione il Teatro Anatomico e l'Università, credendo fermamente che cultura e progresso sociale dovessero camminare insieme. Il suo spirito illuminato rivive oggi nel progetto di riqualificazione di AGO, dove arte e formazione si fondono verso il futuro del cuore culturale di Modena.


( 12 gennaio 1729 - 11 febbraio 1799 )

L'Astro massimo della fisiologia

Nella decorazione del soffitto della farmacia storica, accanto allo stemma del Grande Spedale e in un busto del Teatro Anatomico, veglia "l'Astro massimo della fisiologia": così lo definisce l'iscrizione che celebra Lazzaro Spallanzani (Scandiano 1729 - Pavia 1799) nell'atrio del Palazzo dell'Università.

Da qui "sparse sul mondo i primi fulgori" della scienza moderna. Il grande naturalista di Scandiano, fu definito da Voltaire come “il più grande osservatore scientifico d'Europa" e rivoluzionò la biologia del Settecento con il rigore del metodo sperimentale. Dalle lezioni di fisiologia tenute all'Università di Modena, ai laboratori dell'Università di Pavia, dai viaggi sulle Alpi fino a Costantinopoli, confutò la teoria della generazione spontanea, aprì la strada alla fecondazione artificiale, studiò la digestione e la circolazione sanguigna con geniali intuizioni che anticiparono scoperte future.

E mentre i cantieri di AGO ridanno vita a questi spazi dove fioriva la scienza, la sua presenza ci ricorda che i luoghi della conoscenza non muoiono mai: si trasformano, evolvono, trovano nuove forme per accogliere ricerca, arte e innovazione.

E così AGO si prepara a essere ponte tra passato e futuro, dove la memoria storica diventa ispirazione per nuove comunità di studiosi, artisti e ricercatori.


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