IN “FEEDBACK. GLI AMBIENTI DI FRANCO VACCARI” ANCHE OPERE DELLE COLLEZIONI DI AGO

pubblicato il 26.03.26

La mostra dedicata all’artista modenese scomparso in dicembre inaugura venerdì 27 marzo al Museion di Bolzano, con studi per installazioni e manifesti con le sue poesie visive

Sono una trentina le opere delle collezioni di Fondazione Ago inserite nella mostra che il Museion di Bolzano dedica da venerdì 27 marzo all’artista modenese Franco Vaccari, scomparso lo scorso dicembre all’età di 89 anni. A cura di Frida Carazzato e Luca Panaro, l’esposizione “Feedback. Gli Ambienti di Franco Vaccari” celebra una delle voci più originali dell’arte concettuale italiana del dopoguerra. La mostra riunisce fotografie, video, libri d’artista e materiali d’archivio, offrendo per la prima volta una visione completa degli “ambienti” di Vaccari, cuore pulsante della sua ricerca artistica, anche attraverso studi per installazioni, come nel caso di alcune delle opere concesse in prestito da Ago.

Tra queste figurano pure i manifesti delle poesie visive realizzati dall’artista negli anni Sessanta (per esempio, “Il repertorio sonoro del grillo di campo”) e diverse fotografie di documentazione dell’iniziativa “Parole sui muri” che si è svolta a Fiumalbo nel 1968.

L’esposizione, aperta fino al 13 settembre, è stata ideata per quello che sarebbe stato il novantesimo compleanno dell’artista e rappresenta la prima ampia presentazione istituzionale del suo lavoro in Italia dopo oltre un decennio e lo colloca all’interno di un più ampio discorso internazionale sulla partecipazione del pubblico, che per l’artista ha ruolo attivo nella creazione stessa dell’opera.

Formatosi come fisico prima di dedicarsi all’arte a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, Franco Vaccari ha sviluppato una pratica che ha costantemente messo in discussione l’idea dell’opera d’arte come oggetto statico. Piuttosto che produrre opere autonome e compiute, ha concepito i suoi progetti come “esposizioni in tempo reale”, in cui l’opera si sviluppa con la presenza e le azioni del pubblico.

Questo approccio, come spiegano i curatori, attraversa oltre cinquant’anni di produzione artistica, riunendo lavori realizzati con media diversi – dalla fotografia al suono e dal video ai primi progetti basati su internet. Per Vaccari, la tecnologia svolge un ruolo centrale nel modo in cui la realtà viene percepita, ricordata e condivisa.

Nel saggio fondamentale “Fotografia e inconscio tecnologico” (1979), Vaccari ha descritto questo approccio artistico come un “occultamento dell’autore”. Anziché presentare un’opera finita, egli crea le condizioni affinché la sua costituzione emerga attraverso l’interazione e la presenza, anche collettiva, del pubblico, lasciando quindi anche che un elemento di casualità determini il lavoro. Il pubblico non è quindi un osservatore passivo, ma una componente essenziale dell’opera stessa. Questo principio trova la sua espressione più compiuta negli “ambienti” di Vaccari: architetture spesso temporanee che trasformano gli spazi espositivi in luoghi di esperienza. Realizzati senza un intento progettuale o architettonico specifico, ma spesso costruiti con materiali di uso quotidiano o di recupero, questi lavori restano aperti all’imprevedibilità, privilegiando ciò che accade al loro interno rispetto al loro design.

Diverse le mostre che nel corso degli anni l’artista ha realizzato a Modena, anche alla Palazzina dei Giardini ducali con la Galleria Civica, nel 1987 e nel 2007, al Fotomuseo Panini e, nel 2009, nel complesso dell’ex ospedale Sant’Agostino, con “Bar Code” continuando il percorso avviato alla Biennale di Venezia del 1993 con la riflessione sui codici a barre che si intrecciava con la necessità di partecipazione del pubblico e di convivialità in veri e propri bar allestiti per l’occasione.

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