AL FESTIVALFILOSOFIA CON AGO “PAIDEIA” TRA ARCHIVI, DIGITALE E FIGURINE

pubblicato il 17.09.25

Venerdì 19 settembre si aprono le mostre a Palazzo Santa Margherita a Modena, con l’Accademia LABA (“Lo sbadiglio dell’archivista”) e Quayola. Al Museo si gioca con la “Collezione di saperi”

Dalle opere realizzate dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti LABA di Brescia, confrontandosi con le collezioni di fotografia storica e del Museo della Figurina, alle suggestioni che propone l’artista digitale Quayola esplorando il rapporto tra arte e nuove tecnologie. Fondazione Ago Modena Fabbriche culturali interpreta così il tema dell’edizione 2025 del Festivafilosofia Paideia, cioè la trasmissione del sapere, con due mostre che vengono presentate venerdì 19 settembre, alle 11, a Palazzo Santa Margherita (corso Canalgrande 103) e nei tre giorni del festival, fino a domenica 21 settembre, si possono visitare a ingresso libero: venerdì e sabato dalle 9 alle 23, domenica dalle 9 alle 21.

Sabato e domenica, inoltre, al Museo della Figurina, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, bambini e adulti possono sfidarsi nel cercare di completare la “Collezione di saperi”, una prova che, sull’esempio dei più celebri giochi da tavolo, prevede di risolvere quesiti su vari: dalla storia alla geografia, dalle scienze allo sport, fino all’arte, alla letteratura, all’intrattenimento e alle curiosità. E le risposte si possono trovare curiosando tra le centinaia di figurine esposte che, fin dall’Ottocento, racchiudono un sapere enciclopedico alla portata di tutti e sono state utilizzate come mezzo di diffusione della conoscenza.

Durante i giorni del Festival si possono visitare gratuitamente anche le mostre di Paolo Ventura (“L’oca gigante e altre meraviglie” a Palazzo Santa Margherita) e dei Fallen Fruit (“Paradise Lost” alla Palazzina dei Giardini ducali).

La mostra con l’Accademia LABA si intitola “Lo sbadiglio dell’archivista”, dall’immagine di una figurina di fine Ottocento che ha ispirato i curatori (“La cicogna lettrice”, Litografia Bognard, Parigi), e propone, appunto, “Undici sguardi sulle collezioni di Fondazione Ago”. I progetti fotografici e multimediali, con video e installazioni, sono frutto – spiegano i promotori - di riflessioni sull’archivio “come struttura del sapere, i cui criteri di classificazione influenzano la nostra lettura dei materiali contenuti al suo interno, e di indagini trasversali tra le microstorie depositate, alla ricerca di messaggeri che si sono smarriti nelle pieghe della memoria, di immagini che hanno perso la capacità di parlare o, ancora, di visioni del futuro che sono state disattese dalla Storia”.

Gli undici allievi dell’Accademia che hanno partecipato all’iniziativa sono: Elisa Barison, Maila Blasi, Paola Bormioli, Beatrice Burlone, Silvia Cavazzi, Viola Consigli, Sofia Gorini, Simone Nebbia, Elisa Pasotti, Vittoria Signoretto, Marco Zerbinati, con il coordinamento di Simone Santilli, artista e docente. Per le loro opere c’è chi ha scelto di lavorare su figurine di collezioni storiche, chi invece si è concentrato sulle immagini fotografiche, tutti però hanno sviluppato una riflessione sull’importanza degli archivi nell’arte: fondamentali come testimonianza e per la conservazione delle opere, ma anche spunto di eccezionale valore per nuove produzioni, un’enorme potenzialità tutta da scoprire.

“Machine as muse” è il titolo dell’esposizione temporanea di Quayola che, dopo la mostra al Museo M7 a Doha in Qatar, torna a Modena dove nel 2020 aveva realizzato la sua prima personale in un’istituzione pubblica italiana, sempre a cura di Daniele De Luigi, con una piccola selezione di opere: una della serie “Storms”, la stessa presentata in Qatar in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e con Ago, e due della serie “Giuditta e Oloferne” ("Iconographies #21-80: Judith and Holofernes"), già presenti nelle collezioni di Fondazione Ago. Accompagna l’esposizione un video in cui l’artista racconta il proprio rapporto creativo con la macchina e la tecnologia.

Informazioni: www.agomodena.it

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