La Giornata del Contemporaneo di sabato 4 ottobre ha come tema nazionale la formazione e, sulla scia del recente Festivalfilosofia su Paideia come trasmissione del sapere, Fondazione Ago Modena Fabbriche culturali declina l’appuntamento con una serie di iniziative legate a progetti formativi che offrono sguardi giovani sugli archivi. Sabato, inoltre, le mostre in corso a Palazzo Santa Margherita sono a ingresso gratuito sn dalle 10, un’ora prima del solito, e a orario continuato fino alle 19: Paolo Ventura con “L’oca gigante e altre meraviglie” (visita guidata alle 17, su prenotazione), un’esposizione di alcune opere dell’artista digitale Quayola e “Lo sbadiglio dell’archivista” realizzata con l’Accademia di Belle Arti LABA di Brescia.
Ingresso libero anche domenica 5 ottobre, a partire dalle 11, in occasione dell’appuntamento nazionale che prevede i musei gratuiti nella prima domenica del mese.
La Giornata del Contemporaneo è promossa dai 26 Musei di arte contemporanea associati ad AMACI, tra i quali anche Fondazione Ago, insieme a oltre mille realtà pubbliche e private a livello nazionale. La manifestazione ha il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in collaborazione con la Direzione Generale per la diplomazia pubblica e culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
La formazione, tema di questa ventunesima edizione è intesa come processo ampio e plurale che attraversa educazione, ricerca, scambio di esperienze e saperi. Per l’occasione a Modena (Palazzo Santa Margherita) si presenta la nuova mostra “Identità raccolta” che, fino al 9 novembre, propone i lavori dei ragazzi dell’istituto d’arte Adolfo Venturi di Modena che, nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO), hanno realizzato un proprio autoritratto al termine di un progetto dedicato alla conoscenza della fotografia, degli archivi e degli artisti contemporanei che hanno prodotto nuove opere utilizzando raccolte di immagini già esistenti. Proprio ciò che è stato chiesto a ogni studente dopo aver individuato una fotografia dal proprio archivio familiare come punto di partenza per proporre un autoritratto in stretta relazione con l’immagine di partenza.
Anche per la mostra “Lo sbadiglio dell’archivista” gli studenti del biennio di fotografia dell’Accademia LABA si sono confrontati con gli archivi delle collezioni di fotografia storica e del Museo della Figurina. Le opere esposte rappresentano l’esito finale di riflessioni sull’archivio come struttura del sapere e sui suoi criteri di classificazione che influenzano la lettura dei materiali, di indagini trasversali tra le microstorie e le visioni del futuro disattese dalla Storia. Una visita guidata alla mostra, con gli studenti dell’Accademia, è in programma alle 16, non è necessaria la prenotazione.
Alle 16 è in programma anche un laboratorio per bambini tra i 7 e gli 11 anni dedicato ai “Ritratti ottocenteschi”. Condotto da Irene Lazzarin, autrice del libro “La camera buissima. Viaggio alle origini della fotografia tra storie, esperimenti e invenzioni” (Quinto Quarto editore), il laboratorio (si si prenota su agomodena.it) consentirà di fare un viaggio nel tempo per capire come venivano realizzati i primi ritratti fotografici e come era gli studi di quei fotografi: bambine e bambini potranno così scegliere come rappresentarsi per il proprio ritratto fotografico e come fotografare i propri compagni di viaggio. Ci si può ancora prenotare su www.agomodena.it.
L’esposizione di Quayola, dal titolo “Machine as muse”, termina domenica. L’artista, dopo la mostra al Museo M7 a Doha in Qatar, è tornato a Modena dove nel 2020 aveva realizzato la sua prima personale in un’istituzione pubblica italiana, sempre a cura di Daniele De Luigi, con una piccola selezione di opere: una della serie “Storms”, la stessa presentata in Qatar in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e con Ago, e due della serie “Giuditta e Oloferne” ("Iconographies #21-80: Judith and Holofernes"), già presenti nelle collezioni di Fondazione Ago. Accompagna l’esposizione un video in cui l’artista racconta il proprio rapporto creativo con la macchina e la tecnologia.